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Annunciazione - Icona Simone Martini
Particolare ripreso dall'Annunciazione Icona di Simone Martini. L’Annunciazione è l'icona che Simone Martini realizzò nel 1333 in collaborazione con Lippo Memmi, è sicuramente una delle più belle opere pittoriche di tutto il Trecento europeo. In essa si concentra l’eleganza un po’ astratta dell’arte di Simone Martini. La rappresentazione si basa essenzialmente sul racconto tratto dal vangelo di San Luca.
Questa tavola o icona fu la prima di una serie destinata all’ornamento degli altari dei santi patroni nella cattedrale, che vide impegnati anche Pietro e Ambrogio Lorenzetti nel decennio seguente, e rimase sull’altare di Sant’Ansano nella cattedrale senese, almeno fino al Cinquecento. Fu per espressa volontà del Granduca Ferdinando III che l’Annunciazione lasciò Siena per entrare nella Galleria degli Uffizi nel 1798.
L'icona di Simone Martini è caratterizzata da una disposizione spaziale, studiata con la delicatezza di un'unica linea curva, che passa dal piano dell'angelo a quello della Madonna, quasi senza soluzione di continuità. Tutto è armonico e le figure sembrano immateriali e ideali.
Al centro della composizione spicca un vaso dorato, dal quale si slanciano gli steli dei gigli, sulla sinistra l’arcangelo Gabriele, dall’altra parte la Vergine, assisa sul trono, in alto una corona di cherubini circoscrive la colomba dello Spirito Santo. Alle parole di saluto dell’angelo: "AVE GRATIA PLENA DOMINUS TECUM", che corrono rilevate in pastiglia dorata dalla bocca di Gabriele all’orecchio di Maria, essa è pervasa da un fremito, istintivamente si ritrae, serra con la sinistra il libro e con la destra solleva il manto nel tentativo di nascondere il viso, un atteggiamento di verecondia giudicato da San Bernardino come: "il più bell’atto, il più reverente e ‘l più vergognoso che vedesse mai più in Annunziata".
Spazialmente e narrativamente avulsi dallo scomparto centrale risultano i due santi patroni, Sant’Ansano e Santa Margherita (contrariamente George Kaftal la identifica nella madrina di Ansano), forse entrambi realizzati dal collaboratore Lippo Memmi.
Originale: Galleria degli Uffizi, Firenze
Autore: Simone Martini, 1333
Misure: 33x23 cm -Tavola in ciliegio
Tecnica: Tempera e oro su tavola
Note: RIPRODUZIONEBiografia di Simone Martini
(1284 ca - 1344 ca)
Simone Martini nacque a Siena nel 1284, della sua formazione artistica si sa poco. Molti critici suppongono che egli fosse allievo del pittore Duccio di Buoninsegna. La sua opera degli esordi risentì, infatti, degli stilemi artistici dell'artista. A soli quattro anni dalla collocazione della Maestà del Duccio sull'altare maggiore del Duomo di Siena, Simone Martini dipinse un'altra Maestà. Nel 1315 l'affresco venne collocato nel Palazzo pubblico di Siena.
Simone Martini ancora molto giovane, era già un pittore qualificato, tanto da aver ottenuto un incarico di una certa importanza. Nel 1321, l'affresco venne ritoccato dallo stesso autore, per motivi di restauro ma anche per ammodernare alcune caratteristiche che egli, evidentemente, trovò desuete. Un documento del 1317 attestò il pagamento in favore di un Simone cavaliere da parte di Roberto d'Angiò. E' quasi certo che egli fosse Simone Martini, che firmò una tavola rappresentante San Ludovico di Tolosa (fratello di Roberto) che incoronava il d'Angiò. In quegli anni il pittore attese alla complessa decorazione (comprendente affreschi e vetrate) della cappella di San Martino, nella Basilica Inferiore di San Francesco ad Assisi. Considerata la più alta espressione dei valori cortesi e cavallereschi, la cappella rappresentò un perfetto connubio tra valori religiosi e laicità, aprendo la via ad un'arte che pose l'attenzione sul terreno e sull'uomo.
Prezzo: venduta
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