Medioevo senese

Madonna di Crevole di Duccio di Buoninsegna. Riproduzione d’arte di Silvia Salvadori.

Icona sacra realizzata con tempera e foglia oro zecchino su tavola. Opera eseguita con le antiche tecniche pittoriche della scuola senese del XV sec. 21 x 26 cm RIPRODUZIONE D'ARTE da Duccio di Buoninsegna (Silvia Salvadori, Riproduzioni d'Arte). Opera eseguita con le antiche tecniche pittoriche della scuola senese del XV sec. Icona, Madonna con Bambino (particolare del volto), Crevole. Icona sacra dipinta a mano. Riproduzione d'Arte da Duccio di Buoninsegna. Tempera e oro zecchino su tavola antica. Incisioni su oro a rilievo. Alla sua produzione giovanile appartiene la Madonna di Crevole che si trova al museo dell'opera del Duomo di Siena. In quest'opera sono evidenti i modelli della sua formazione: il panneggio schematico e l'uso dell'oro provenienti dalla pittura bizantina, elementi derivanti dalla miniatura gotica e motivi iconografici tipicamente bizantini. Nello stesso periodo mentre Cimabue e i suoi seguaci cercano di rappresentare lo spazio tridimensionalmente e volumetricamente, Duccio cerca di focalizzare la sua attenzione sull'eleganza delle forme e delle linee e sull'armonia dei colori. (Icone Sacre. Icona Sacra Madonna di Crevole di Duccio di Boninsegna. Icona Sacra Annunciazione, particolare, Simoune Martini. Icona Sacra) Museo dell'Opera del Duomo, Siena. Tecnica Originale: Tempera su fondo oro zecchino, tavola antica, incisioni su oro zecchino. Icona sacra dipinta a mano. Volto di Madonna. L'arte di Duccio aveva una solida componente bizantina, legata in particolare alla cultura più recente del periodo paleologo, e una notevole conoscenza di Cimabue, alle quali va aggiunta una rielaborazione personale in senso gotico, inteso come linearismo ed eleganza transalpini. Da Cimabue riprese l'impostazione delle figure monumentali e malinconiche, rendendole però con una linea morbida e una raffinata gamma cromatica. Non si aggiornò mai alla cultura tardo-antica, come fece Giotto, ma fece suoi i modelli orientali e nordici che aveva molto probabilmente avuto modo di vedere in opere trasportabili che facilmente circolavano in Toscana, quali codici miniati, libri di modelli, mosaici portatili, icone, avori ed oreficerie. Col tempo lo stile di Duccio raggiunse esiti di sempre maggiore naturalezza e morbidezza. Icona sacra dipinta a mano. Duccio, figlio di Buoninsegna, nacque probabilmente poco oltre la metà del Duecento. Il primo documento su di lui è del novembre 1278, quando venne pagato per dodici casse dipinte destinate a contenere documenti del Comune di Siena (opere perdute). Successivamente lo si ritrova citato in documenti che parlano di decorazioni di registri pubblici, anche questi andati perduti. Il 15 aprile 1285 gli venne commissionata la cosiddetta Madonna Rucellai, dalla Compagnia dei Laudesi per la chiesa di Santa Maria Novella a Firenze, ora agli Uffizi. Venne detta "Rucellai" perché venne collocata nella cappella della famiglia Rucellai. In questa opera è raffigurata la Madonna col Bambino in maestà, fiancheggiati da sei angeli. L'opera si ispira alla Maestà del Louvre di Cimabue, dipinta circa 5 anni prima, tanto che a lungo venne creduta un'opera di Cimabue e tale errata attribuzione fu sostenuta a lungo, anche dopo il ritrovamento del documento di allogazione (1790). Questa "maestà" è un'opera chiave nel percorso dell'artista, dove la solida maestosità e l'umana rappresentazione di Cimabue viene incrociata con una maggiore aristocraticità, con un contenuto umano ancora più dolce. Inoltre vi immise un nervoso ritmo lineare, come sottolineato dal capriccioso orlo dorato della veste di Maria che disegna una complessa linea dal petto fino ai piedi. Degli stessi anni sono altre Madonne: quella del Museo di Buonconvento, quella della Galleria Sabauda di Torino, quella del Museo dell'Opera del Duomo di Siena, proveniente dalla chiesa di Santa Cecilia a Crevole, Madonna di Crevole, quella con tre frati francescani, ora nella Pinacoteca Nazionale di Siena. Sempre dello stesso periodo è il Crocifisso, ora in collezione privata, dove il Cristo con gli occhi aperti ed ancora vivo riprendeva un'iconografia di epoca romanica (il Christus Triumphans), molto rara alla fine del Duecento. Nel 1288 circa, realizzò la grande vetrata circolare dell'abside del duomo di Siena. Risale al 1308-1311 il suo capolavoro, nonché una delle opere più emblematiche dell'arte italiana: la Maestà per l'altar maggiore del Duomo di Siena, che restò esposta nel Duomo, anche se fra vari spostamenti, fino al 1878, mentre oggi è conservata presso il Museo dell'Opera Metropolitana. Finita nel giugno del 1311, era tale la sua fama già prima del completamento, che il giorno 9, dalla bottega di Duccio in contrada Stalloreggi, fu portata in Duomo con una festa popolare con tanto di processione: a capo di questa, il vescovo e le massime autorità cittadine, mentre il popolo, portando candele accese, cantava ed elargiva elemosine. Si tratta di una grande tavola (425x212 cm.) a due facce, anche se oggi si presenta tagliata lungo lo spessore secondo un discutibile intervento ottocentesco che non mancò di creare alcuni danni. Il lato principale, quello originariamente rivolto ai fedeli, era dipinto con una monumentale Vergine con Bambino in trono, circondata da un'affollata teoria di santi e angeli su fondo oro. La Madonna è seduta su un ampio e sfarzoso trono, che accenna ad una spazialità tridimensionale secondo le novità già praticate da Cimabue, ed è dipinta con una cromia morbida, che dà naturalezza al dolce incarnato. Anche il bambino esprime una profonda tenerezza, ma il suo corpo non sembra generare peso e le mani di Maria che lo reggono sono piuttosto innaturali. Alla base del trono, sta la preghiera-firma in versi latini: "MATER S(AN)CTA DEI/SIS CAUSA SENIS REQUIEI/SIS DUCIO VITA/TE QUIA PINXIT ITA" (trad.:"Madre Santa di Dio, sii causa di pace per Siena, sii vita per Duccio che ti ha dipinta così"). Il retro era invece destinato alla visione del clero, e vi sono rappresentate 24 Storie della Passione di Cristo, divise in formelle più piccole, uno dei più ampli cicli dedicati a questo tema in Italia. Il posto d'onore, al centro è dato dalla Crocefissione, di larghezza maggiore e altezza doppia, come anche la formella doppia nell'angolo in basso a sinistra con l' Entrata a Gerusalemme. In varie scene Duccio diede prova di essere aggiornato rispetto alle "prospettive" dei fondali architettonici di Giotto, ma in altre deroga volontariamente alla raffigurazione spaziale per mettere in risalto particolari che gli premono, come la tavola apparecchiata nella scena dell' Ultima cena (troppo inclinata rispetto al soffitto) o come il gesto di Ponzio Pilato nella Flagellazione, che è in primo piano rispetto a ua colonna nonostante i suoi piedi poggino su un piedistallo che è collocato dietro. Duccio non sembra quindi interessato a complicare eccessivamente le scene con regole spaziali assolute, anzi talvolta la narrazione è più efficace proprio in quelle scene dove un generico paesaggio roccioso tradizionale lo libera dalla costrizione della rappresentazione tridimensionale. La pala aveva anche una predella (la prima conosciuta nell'arte italiana) e a coronamento scene della Vita di Gesù e di Maria: queste parti non sono più a Siena ed alcune di esse si trovano al British Museum di Londra. Forse del 1314 è l'affresco con la Consegna del castello di Giuncarico, per la Sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena. Duccio morì forse nell'estate del 1319, lo stesso anno in cui i figli rifiutarono l'eredità, gravata da debiti onerosi. Fra i suoi collaboratori più fedeli Ugolino di Nerio e Segna di Bonaventura.

Angeli musicanti

Santa Caterina d'Alessandria

Annunciazione di Duccio di Buoninsegna

Off Medioevo senese

Madonna di Crevole di Duccio di Buoninsegna. Copia d’autore di Silvia Salvadori.

Icona sacra realizzata con tempera e oro zecchino su tavola. Opera eseguita con le antiche tecniche pittoriche della scuola senese del XV sec. 32 x 44 cm Icona sacra tempera oro. Riproduzione d'arte da Duccio di Buoninsegna (dipinto di Silvia Salvadori - Bottega d'Arte di Silvia Salvadori - Arezzo). Opera eseguita con le antiche tecniche pittoriche della scuola senese del XIV sec. Icona della Madonna con Bambino (copia d'autore della Madonna di Crevole da Duccio di Buoninsegna, Siena) dipinta a tempera e oro zecchino su tavola antica secondo le antiche ricette della scuola senese. Riproduzione d'arte della Madonna di Crevole di Duccio di Buoninsegna. La tavola proviene dalla chiesa di Santa Cecilia a Crevole; sulla base di una serie di indizi, si pensa che la tavola sia stata eseguita per la chiesa di Montepescini e poi passata all'eremo agostiniano di Montespecchio. Questo capolavoro giovanile di Duccio di Buoninsegna va considerato a confronto con la Madonna di Castelfiorentino di Cimabue. Data la forte affinità iconografica, è molto probabile che le Madonne di Crevole e di Castelfiorentino siano state eseguite in tempi molto ravvicinati, quasi in gara l'una con l'altra. La prima infatti, è opera di un Duccio di Buoninsegna molto vicino a Cimabue, mentre la seconda ci mostra un Cimabue addolcito, in seguito al rapporto coinvolgente, col giovane Duccio di Buoninsegna. C'è nella Madonna di Crevole, una perfezione nel disegno, di composizione e di espressione che ne fanno un mirabile capolavoro. I grandi occhi mesti guardano intensamente lo spettatore, invitando a meditare sul tragico destino del proprio figlio. L'esecuzione è di una finezza tale che quasi non si vedono i sottili filamenti paralleli che, secondo una elaborazione artigianale risalente proprio a Cimabue, modulano il chiaroscuro. La rosea carnosità del Bambino viene esaltata dalla leggerissima veste che lo vela e che, insieme al suo piccolo mantello, ottiene dei risultati di una mobile e quasi liquida trasparenza, di una finezza inusitata. Una delle novità di Cimabue rispetto alla tradizione pittorica bizantina era la grande cura esecutiva; ma Duccio di Buoninsegna va oltre, verso una raffinatezza cui nemmeno il grande pittore fiorentino era mai arrivato. Nell'opera di Duccio di Buoninsegna è tutto attutito e come interiorizzato. Dall'arcano ammanto, dai grandi occhi mesti di Maria, si sprigionano una solennità e un' intensa dolcezza patetica. Siena, Museo dell'Opera del Duomo - riproduzione d'arte da Duccio di Buoninsegna dipinto su fondo oro. Oro zecchino 23 k. Tempera all'uovo, pigmenti pregiati. Tavola di legno antico. Utilizzo della stessa tecnica pittorica originale in uso nel XIV sec. riproduzione d'arte di Silvia Salvadori, icona fondo oro, pittura scuola senese. Le aureole sono state incise e decorate (oro su oro) con disegni eleganti di fiori.

Biccherna, nozze gentilizie

Noli me tangere

Crocifissione da Duccio di Buoninsegna

Off Medioevo senese

Icona della Madonna con Bambino. Riproduzione d’Arte di Silvia Salvadori.

Icona sacra realizzata con tempera e oro zecchino su tavola. Opera eseguita con le antiche tecniche pittoriche della scuola senese del XV sec. 59 x 40 cm Madonna con Bambino di Silvia Salvadori. Bottega d'Arte di Silvia Salvadori - Arezzo . Tavole medievali dipinte. Opera tratta da: Pietro Lorenzetti, XIV secolo. Tecnica: tempera e oro su tavola. RIPRODUZIONE D'ARTE di Silvia Salvadori. Icona della Madonna con Bambino dipinta a tempera e oro zecchino su tavola antica secondo le antiche ricette della scuola senese. Icona. Madonna con Bambino, Riproduzione d'arte da Pietro Lorenzetti. Arte Medievale. Polittico della Pieve di Santa Maria, Arezzo. Pietro Lorenzetti (Siena, ca. 1280/85 – ca. 1348) è stato un pittore italiano del Trecento, tra i pittori della scuola pittura senese. Fu fratello maggiore di Ambrogio Lorenzetti. La sua formazione dovette compiersi sotto Duccio di Buoninsegna, col coetaneo Simone Martini. Dal 1310 al 1320 partecipò al grande cantiere decorativo della Basilica inferiore d'Assisi, con Simone Martini e altri pittori fiorentini della scuola di Giotto; in particolare lavorò nel transetto sud al servizio del cardinale Napoleone Orsini, affrescando scene della Passione di Cristo, nelle quali dimostrò di aver sviluppato un linguaggio figurativo autonomo che sintetizzava arte senese e linguaggio di Giotto. Emblematica è per esempio la scena dell'Ultima Cena, costruita attorno ad un tavolo al di sotto di una magnifica loggia esagonale (che ricorda molto la struttura del pulpito del Duomo di Siena di Nicola Pisano), dove viene dimostrata l'assimilazione delle tecniche prospettiche per le virtuose ambientazioni architettoniche derivate da Giotto; ma ancora più sorprendente è la visione della stretta stanzetta dei servitori a sinistra: un quarto della superficie dell'affresco è infatti occupato dalla cucina adiacente, dove il cibo sta bollendo sopra un focolare e due servitori puliscono le stoviglie e gettano gli avanzi; sullo sfondo si riconoscono particolari dell'arredo (una pala da carbone e ripiani con stoviglie) e in primo piano troviamo un gatto che si riscalda al fuoco e un cane che lecca gli avanzi di cibo dai piatti. Nessun seguace di Giotto avrebbe probabilmente considerato degno un dettaglio che per quanto quotidiano appare piuttosto "basso", mentre la curiosità di Pietro Lorenzetti appare accesa da questo minuzioso dettaglio, dalla precisa descrizione della realtà. Il polittico della Madonna della Pieve di Arezzo del 1320 è la prima opera pervenutaci datata. Pietro Lorenzetti si recò successivamente a Siena, dove nel 1329 dipinse la grande icona della Madonna col Bambino, San Nicola di Bari, Elia e Angeli o Pala del Carmine, poiché conservata tutt'ora nella senese chiesa del Carmine. La Madonna è assisa in trono, in una solenne plasticità che ricorda la Madonna di Ognissanti di Giotto, soprattutto nelle corpose sfumature del volto. Di quest'opera è interessante anche la tavoletta con la Fontana del profeta Elia, facente parte della predella, nella quale è un carmelitano che attinge acqua con una brocca. La sensibilità di Pietro Lorenzetti per la qualità materica degli elementi naturali e per i relativi effetti ottici è resa evidente dall'incresparsi della superficie dell'acqua della vasca per effetto degli spruzzi e dai riflessi sulle coppe di vetro appoggiate sul bordo della fontana. Sempre a Siena, insieme al fratello Ambrogio Lorenzetti, eseguì nel 1335 gli affreschi ormai perduti della facciata dell'Ospedale di Santa Maria alla Scala. Nelle opere più mature egli appare influenzato dal fratello Ambrogio Lorenzetti, dove il giottismo più fiorentino viene stemperato nelle ricerche naturalistiche e luministiche. Per esempio nel trittico del 1342 per il duomo di Siena, destinato a decorare l'altare di San Savino, rappresentò la Natività della Vergine su tre pannelli trattandoli come se si trattasse di uno solo, anzi trattando le demarcazioni come se fossero dei pilastri che separano la stanza in tre ambienti, due dei quali appartenenti alla stanza principale e uno, a sinistra, dove aspetta trepidante Gioacchino, il padre di Maria. Le volte dipinte sono illusionisticamente collocate sui "pilastri" della cornice e la loro prospettiva segue un preciso sistema di piani ortogonali anche in profondità (si veda per esempio lo sfondamento su un cortile porticato sulla sinistra), che presentano angolazioni vicinissime a quelle della vera prospettiva geometrica del punto di fuga unificato approntata solo da Brunelleschi all'inizio del XV secolo. L'interno domestico però non si riduce ad una fredda struttura architettonica, anzi le figure vi si muovono a proprio agio ed i dettagli di mobilio e suppellettili sono curatissimi, dalle mattonelle del pavimento alle stelline dipinte sulle volte a crociera. Questa è anche l'ultima opera documentata di Pietro Lorenzetti, del quale non si hanno più notizie dopo il 1347: è probabile che sia morto durante la peste del 1348. Originale: Arezzo, Pieve di Santa Maria - Riproduzione d'arte da Pietro Lorenzetti Misure: 59 x 40 cm Tecnica: tempera e oro zecchino puro su tavola antica Note: riproduzione d'arte da Pietro Lorenzetti (Arezzo, Polittico della Pieve di Santa Maria). Bottega d'Arte di Silvia Salvadori - Arezzo . Tavole medievali dipinte. Arezzo, Pieve di Santa Maria - Riproduzione d'arte da Pietro Lorenzetti tempera e oro zecchino puro su tavola antica riproduzione d'arte da Pietro Lorenzetti (Arezzo, Polittico della Pieve di Santa Maria). Bottega d'Arte di Silvia Salvadori - Arezzo . Tavole medievali dipinte.

Biccherna, nozze gentilizie

Santa Maria Maddalena

Off Medioevo senese

Icona della Madonna col Bambino in trono. Riproduzione d’arte tratta da Lippo Memmi (1320-1322 circa).

Icona sacra realizzata con tempera e oro zecchino su tavola. Opera eseguita con le antiche tecniche pittoriche della scuola senese del XV sec. 12 x 17 cm La Vergine, rappresentata a figura intera, indossa una tunica rosa e un ampio mantello blu, listato di un orlo ricamato in oro (oro zecchino 23 k in polvere), che le copre anche il capo. E’ seduta su un trono ad alto schienale, completamente coperto di broccato d’oro decorato di motivi vegetali. Nei risvolti della preziosa stoffa s’intravede la foderatura con ermellino. Maria regge con entrambe le mani il Bambino, che sta in piedi sul ginocchio sinistro della madre. Il piccolo Gesù indossa una tunica bianca ed un mantellino rosa con foderatura celeste. Anche gli orli delle sue vesti sono abbelliti di ricami d’oro. Il bambino reca sulla sua sinistra un cartiglio su cui si leggono le parole “EGO SUM LUX MUNDI”, mentre alza la testa a destra, guardando verso lo spettatore, a benedire. Il fondo oro è delimitato ai lati della tavoletta da una elaborata decorazione a pastiglia dorata. Silvia Salvadori ha voluto impreziosire questa piccola tavoletta aggiungendo i decori a rilievo e un arco in bassorilievo. Storia: La tavola originale di Lippo Memmi si trova conservata presso il Lindenau-Museum di Altenburg, Cat.3, Inv 43 (29), misura cm 51x34,3. Lindenau-Museum di Altenburg tempera al tuorlo d’uovo su fondo in oro zecchino 23 k, tavola antica, decorazioni eseguite a punzone e a pastiglia per i fregi delle cornici.

Santa Caterina d'Alessandria

Angelo annunciante

Madonna col bambino da Sano di Pietro

Off Medioevo senese

Madonna, studio di Simone Martini. Riproduzione d’Arte di Silvia Salvadori.

Icona sacra realizzata con tempera e oro zecchino su tavola. Opera eseguita con le antiche tecniche pittoriche della scuola senese del XV sec. 20 x 20 cm Icona sacra tempera oro. Madonna. Icona. Studio stile pittorico di Simone Martini. Tempera e oro zecchino su tavola. Dipinto di Silvia Salvadori. Reinterpretazione della pittura di Simone Martini. Icona della Madonna (particolare del volto) eseguita su fondo oro zecchino 23 k (oro puro in lamina) e dipinta secondo gli antichi ricettari pittorici in uso in Toscana nel XIII e XV sec. Studio accurato della pittura di Simone Martini, particolare degli incarnati e dei decori in oro. tempera e oro zecchino (23k) su tavola antica studio stile pittorico di Simone Martini. Madonna. Icona. Studio stile pittorico di Simone Martini. Tempera e oro zecchino su tavola. Dipinto di Silvia Salvadori. Reinterpretazione della pittura di Simone Martini. Icona della Madonna (particolare del volto) eseguita su fondo oro zecchino 23 k (oro puro in lamina) e dipinta secondo gli antichi ricettari pittorici in uso in Toscana nel XIII e XV sec. Studio accurato della pittura di Simone Martini, particolare degli incarnati e dei decori in oro.

Madonna dell'umiltà

Tentazione di Cristo sul monte

Santa Caterina d'Alessandria

Off Medioevo senese

Icona della Madonna tratta da Simone Martini. Riproduzione d’Arte di Silvia Salvadori.

Icona sacra realizzata con tempera e oro zecchino su tavola. Opera eseguita con le antiche tecniche pittoriche della scuola senese del XV sec. Tecnica originale dipinto a tempera al tuorlo d’uovo su fondo oro zecchino 23 k. Decorazione su oro eseuita interamente a bulino. Tavola di legno antica. Icona. Madonna. Simone Martini. Tempera oro zecchino. Opera eseguita con le antiche tecniche pittoriche della scuola senese del XV sec. Icone Sacre eseguite con doratura a guazzo e tempera all'uovo. Icone Sacre riproduzioni di Silvia Salvadori. Antico ricettario di Cennino Cennini (Libro dell'Arte). Icona Sacra, con doratura a guazzo, oro zecchino. Particolare della Madonna, Annunciazione di Simone Martini. Icona.  tempera e oro zecchino su tavola antica icona. Madonna. Simone Martini. Tempera oro zecchino. Icona. Madonna. Simone Martini. Tempera oro zecchino. Icone Sacre eseguite con doratura a guazzo e tempera all'uovo. Icone Sacre riproduzioni di Silvia Salvadori. Antico ricettario di Cennino Cennini (Libro dell'Arte). Icona Sacra, con doratura a guazzo, oro zecchino. Particolare della Madonna, Annunciazione di Simone Martini.

Annunciazione di Duccio di Buoninsegna

Composizione floreale

Angelo annunciante

Off Medioevo senese

Guidoriccio da Fogliano all’assedio di Montemassi. Riproduzione d’Arte di Silvia Salvadori tratta da Simone Martini.

Dipinto realizzato con tempera e oro zecchino su tavola. Opera eseguita con le antiche tecniche pittoriche della scuola senese del XV sec. 50 x 60 cm Storia: Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi (detto anche Guidoriccio da Fogliano) è un grande affresco (968x340 cm) collocato nella Sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena. L’affresco è stato dipinto da Simone Martini nel 1330. L'opera mostra il comandante delle truppe senesi, Guido Ricci o Guidoriccio da Fogliano, a cavallo, di profilo, mentre va all'assalto Castello di Monte Massi in Maremma nel 1328. Sullo sfondo spicca un paesaggio piuttosto realistico con montagne, un accampamento senese e delle vigne. Il dipinto mostra segni di ripetuti interventi e rifacimenti. In basso, all'interno di una cornice, si legge A(N)NO D(OMI)NI M.CCC.XXVIII. In realizzata da Silvia Salvadori su commissione, si nota tutta la minuziosa precisione posta nella realizzazione di ogni particolare (montagne, palizzata, montura delle veste del Guidoriccio finemente ricamata in oro, etc) . Il cielo di un blu oltremarino intenso, è stato dipinto utilizzando un pregiato blu lapislazzuli. Siena, Palazzo Pubblico. tempera su fondo oro zecchino 23 k

Icone sacre su oro

Annunciazione

Angelo annunciante

Off Medioevo senese

Icona dell’Arcangelo Gabriele. Riproduzione d’Arte di Silvia Salvadori tratta da Duccio di Buonisegna, particolare del volto dell’Arcangelo Gabriele.

Icona sacra realizzata con tempera e oro zecchino su tavola. Opera eseguita con le antiche tecniche pittoriche della scuola senese del XV sec. 15 x 15 cm In questo dipinto Silvia Salvadori ha voluto omaggiare il grande artista senese Duccio di Buonisegna svolgendo numerosi studi e disegni dei volti dei personaggi raffigurati nella grande pala d’altare, la Maestà del Duomo di Siena. Il volto dell’Arcagelo dipinto da Silvia Salvadori presenta un incarnato tipico della pittura duccesca. I sottili filamenti di colore si intrecciano in trasparenza creando delicate sfumature di colore. Grande risalto è stato dato ai decori della veste in broccato in oro zecchino, ottenuti a punzone e a graffio sull’oro e presenti su tutto il girocollo. Geometrie di oro puro e colore che fanno di quest’opera un prezioso gioiello. Silvia Salvadori ha impiegato i migliori pigmenti usati in antico, tra i quali per quest’opera un bellissimo blu lapislazzuli afgano di primissima qualità. Storia: La Maestà fu dipinta dall’artista senese per la cattedrale di Siena tra il 1308 e il 1311. L’opera rappresenta il raggiungimento della maturità artistica raggiunta da Duccio ed è da considerarsi uno dei dipinti più importanti dell’arte pre rinascimentale italiana. La Maestà è attualmente conservata presso il Museo dell’Opera del Duomo di Siena. Si tratta di una grande pala d’altare (misure 425x212 cm ) a due facce. Nella parte frontale spiccano la Madonna col Bambino in trono, circondata da una fitta schiera di angeli su fondo oro. In primo piano in ginocchio si riconoscono i quattro santi protettori di Siena (Sant’Ansano, San Savino, San Crescenzo e San Vittore), mentre sui due lati più esterni troviamo le due sante protettrici : Sant’Agnese e Santa Caterina d’Alessandria dipinte da sontuosi abiti in broccato dorato. Vicno alla Madonna, in secondo piano, troviamo: Sa Paolo e San Evangelista a sinistra, San Giovanni Battista e San Pietro a destra. In alto spiccano una schiera di angeli alati. La predella in alto presentava alcune storie dell’infanzia di Cristo con protagonista Maria e le storie dei Profeti. Molte delle predelle sono state smembrate nel corso dei secoli e alcune di quelle sopravvissute si possono ammirare presso la National Gallery di Londra (Annunciazione), Washington, National Gallery of Art (Natività), New York, Frick Collection (Tentazione sul Monte), Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza (Incontro con la Samaritana) e altri musei stranieri. La fama di questa grandiosa opera è attesta già dalle cronache del tempo che descrive una grande processione di popolo in Suo onore. Opera dal distinto carattere civile e religioso, simbolo del popolo senese. La grande tavola era riccamente decorata nella parte posteriore e suddivisa in due fasce sovrapposte., dove nei ventisei riquadri viene descritta la Passione di Cristo dall’Entrata in Gerusalemme fino alla Resurrezione. La fascia anteriore vi erano rappresentate altre predelle con i passi del Nuovo Testamento, nascita di Gesù e Assunzione della Vergine in Cielo. Nell’opera originale del grande maestro, spiccano elementi bizantini e elementi di gusto gotico uniti ad una perfezione unica dei dettagli e di numerosi elementi decorativi di gusto francese (broccati delle vesti). Museo dell’Opera del Duomo di Siena tempera su fondo oro zecchino (23k), tavola antica.

Angelo musicante

Santa Caterina d'Alessandria

Off Medioevo senese

Annunciazione di Duccio di Buoninsegna. Copia d’autore di Silvia Salvadori.

Icona sacra realizzata con tempera e foglia oro zecchino su tavola. Opera eseguita con le antiche tecniche pittoriche della scuola senese del XV sec. 30 x 40 cm Opera tratta da: Duccio di Buoninsegna, XIV secolo. Opera eseguita con le antiche tecniche pittoriche della scuola senese del XV sec. Tecnica: tempera e oro su tavola. RIPRODUZIONE D'ARTE da Duccio di Buoninsegna (copia d'autore di Silvia Salvadori). Icona, Annunciazione su fondo oro. Icona sacra dipinta a mano. Pittura medievale. Icona, riproduzione d'arte da Duccio di Buoninsegna. Reinterpretazione dell'icona dell' Annunciazione di Duccio di Buoninsegna. Predella dell'Annunciazione del Polittico della Maestà di Duccio di Buoninsegna, Siena. Storia del dipinto: L'icona dell'annunciazione è un dipinto autografo di Duccio di Buoninsegna appartenente alla predella della Maestà del Duomo di Siena, realizzato con tecnica a tempera e oro zecchino su tavola nel 1308-11, misura 43 x 44 cm. ed è custodito nella National Gallery di Londra. L'icona dell'Annunciazione di Duccio di Buoninsegna è spesso citata dalle antiche fonti, venne acquistato nell'Ottocento nella città di Firenze. Quello che più ha fatto discutere gli studiosi, è quel vaso panciuto contenente i gigli con - in sé - più curve prospettiche, che trova d'accordo la maggior parte della critica nel ritenere tali curve il frutto una ferma volontà dell'artista: una annotazione nella soluzione prospettica, convalidata dalla qualità poetica dell'evocazione. Si ricorda che, a proposito della presente tematica, esiste (o esisteva) un'icona dell' Annunciazione di Duccio di Buoninsegna spesso citata dagli studiosi, che la dicono commissionata dalla chiesa di Santa Trinità di Firenze.  National Gallery, Londra. Tempera su fondo oro zecchino su tavola antica. Incisioni su oro. Tempera e oro zecchino su tavola antica. Reinterpretazione dell'icona dell'Annunciazione di Duccio di Buoninsegna. Icona sacra dipinta a mano

Composizione floreale

Angelo annunciante

Madonna dell'umiltà

Off Medioevo senese
Iscriviti a Medioevo senese